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POINT OF INTERVIEW                                                              

INTERVISTA A PAOLO CARTA

Abbiamo incontrato Paolo Carta durante il tour mondiale di Eros Ramazzotti .
Paolo è uno dei  chitarristi più rinomati in Italia ed il suo curriculum
vanta collaborazioni di tutto rispetto con artisti come  Gianni Morandi,
Riccardo Cocciante , Adriano Celentano, Eros Ramazzotti…….


MA:  Ciao Paolo, raccontaci come hai iniziato a suonare.
P.C. :  Ho iniziato da autodidatta, da piccolo. Il mio primo concerto l’ho
fatto in quinta elementare. Poi sono andato al conservatorio dove ho
studiato otto anni di chitarra classica, ma in privato. Però non sono
riuscito a diplomarmi a causa dei primi tour. E poi il conservatorio mi
limitava molto.

MA
:  Come mai?
P.C. :  Mi limitava nelle improvvisazioni in quanto non sono contemplate
nello studio classico.

MA
:  Quindi come studi di solito?
P.C. :  Vado al computer, registro una progressione d’accordi in tutte le
tonalità, sulla quale improvviso , a volte per più di quattro ore.
Successivamente giro otto volte in una tonalità; dopo salgo di una e così
via. Naturalmente per fare tutto ciò, si deve possedere una minima
cognizione delle scale.

MA
:  Nel primo periodo del tuo percorso musicale come e cosa suonavi?
P.C. :  ….. ero come Dottor Jeckill & Mr. Hide perché alla mattina andavo al
conservatorio con l’impostazione classica. Poi alla sera, in cantina,
suonavo punk, i Genesis ed i pezzi dei Police. Il più delle volte andavo in
conservatorio con i capelli diritti e poi lunghi: mi guardavano male!

MA
:  Sì, in effetti sarebbe meglio che anche i conservatori più ligi si
evolvessero?
P.C. :  Certamente, ma la musica è in continua evoluzione e quindi ci si può
aspettare di tutto.

MA
:  Quali sono i tuoi impegni attuali?
P.C. :  Ora sono impegnato con Eros per il tour ma mi sto anche occupando di
produzioni, nel tempo libero.

MA
:  Parlaci delle tue produzioni, Hai uno studio tuo?
P.C. :  Adesso sì, una volta invece, ne avevo uno in società che usavo con i
Damm, ricordate?

MA
:  Certo, se non sbaglio avevano esordito a Sanremo.
P.C. :  Sì, erano andati benino ma purtroppo dopo il primo disco ci sono
state delle discordie tra loro . Dopo sei mesi dall’uscita dell’album due
componenti del gruppo sono caduti nella classica trappola del voler fare
musica “di quella che salva il mondo” creando così difficoltà all’interno
del gruppo . Accade spesso che in molti gruppi musicali possono sorgere
discordie e litigi che a loro volta generano rotture e intoppi alla
produzione..
Allo stato attuale i Damm si sono scissi  formando due bands .
La tua attività da solista interprete?
Per ora ho alcune idee e demos nel cassetto, ma nulla di definitivo.
Pochi lavorano a fondo su quello che scrivono, buttano giù l'idea e non la
"raffinano".
Invece credo che sia importante lavorare molto sui prodotti , sia a livello
di ricerca melodica e armonica sia per gli arrangiamenti
Quello che hai fatto....devi avere la lucidità di analizzarlo e di metterlo
in discussione e rielaborarlo.
Allora è lì che fai il salto di qualità vai oltre e trovi qualcosa di più.
Oramai scrivono tutti, suonano tutti molto bene, il livello qualitativo dei
musicisti italiani si è alzato di molto
Ci siamo avvicinati moto allUSA anche tecnologicamente…i SSL ce l'hanno
tutti, il neve lo sappiamo usare, gli outboard (compressori , processori
audio in generale n.d.r.) li conosciamo..
Insomma, dai tempi di Nilla Pizzi abbiamo fatto passi da gigante!

MA
:  Ma allora perché i maggiori artisti  italiani scelgono ancora musicisti
americani , vedi ad esempio  Michael Thompson nel disco di Celentano?
P.C. :  Forse perché negli States ci  sono più artisti, più scelta e sono
più settoriali come modo di suonare. A differenza loro, noi italiani
facciamo di tutto: se gli americani vogliono suonare rock chiamano un
chitarrista rock; se vogliono fare jazz, uno jazz, etc.

MA
:  Quindi noi italiani siamo costretti ad arrangiarci, per una semplice
questione di mercato?
P.C. :  Sì, difatti  per Eros, Morandi o per altri artisti con i quali ho
suonato mi sono dovuto trovare impostazioni di stile molto diverse.

MA
:  Insomma, anche nella musica si parla dell’arte di arrangiarsi?
P.C. :  Certamente!

MA
:  Hai qualche aneddoto da raccontarci?
P.C. :  Posso citarvi ciò che è accaduto l’altra sera a Trento: ad un certo
punto, durante il concerto, gli Ear Monitor hanno smesso di funzionare .
Praticamente non potevo stare in cuffia. Li ho tolti e ho segnalato il
problema  al tecnico di palco.

MA
:  E come ti sentivi?
P.C. :  Non sentivo quasi nulla.  Successivamente li hanno riparati, ma nel
frattempo avevo talmente preso gusto ad ascoltare il pubblico che alla fine
ne ho indossato solo uno.

MA
:  Eri coinvolto vedendo il pubblico battere le mani?
P.C. :  Sì, una sensazione bellissima , fantastica!

MA
:  Cosa preferisci tra gli Ear Monitor e il monitor “tradizionale”?
P.C. :  Gli Ear Monitor sono fantastici…, ma con il classico monitor e gli
amplificatori puoi sentire il complesso dei suoni diffondersi nell’aria….
insomma, due sistemi diversi ma  utili allo stesso tempo.

MA
:  E’ vero, a proposito di amplificatori, che tu hai sperimentato anche
varie tecnologie degli States?
P.C. :  Sì ed ho anche acquistato  un buonissimo amplificatore a Boston, mai
distribuito in Italia. Con questo si possono sentire reverb  fantastici ed
altri effetti particolari.

MA
:  Il tuo parco chitarre?
P.C. :  Solitamente  uso  Fender e Gibson e poi dipende dalla esigenze e
dalla canzoni di Eros.

MA
:  Riguardo la Jackson? Ricordo che anni fa ne usavi una ma sembra aver
avuto  una vita brevissima!
P.C. :  Sì, quello era il periodo delle chitarre attive, molto precise,
intonate, dovute alla ricerca esasperata della pulizia che regnava negli
anni Ottanta.

MA
:  E gli amplificatori?
P.C. :  Uso Fender e Marshall, ma l’importante negli studi di registrazione
è la ripresa che di solito non riesce ad essere qualitativamente buona. L’
importante è saper trovare quello che si cerca tramite l’esperienza.

MA
:  Quali  distorsioni usi negli amplificatori?
P.C. :  Uso un Boss, un Over Drive e un Ada .
Inoltre ho un Pod come riserva con tanto di pedaliera. In studio può essere
molto comodo specialmente quando non hai tempo di portare un amplificatore
in giro  e allo stesso tempo è anche utile per studiare, persino in albergo.

MA:  Raccontaci come lavori in studio .
P.C. :  Beh, in studio preferisco non leggere dal leggio. Io leggo il
giornale! Leggo le note, la trama, ma poi preferisco seguire il brano senza
seguire passo a passo tutte le diteggiature ed i singoli bending. A volte
su carta metto solo gli obbligali e le sigle.

MA:  Per quanto concerne INTERNET?
P.C. :  Ero iscritto a in un sito dove molti musicisti chiedevano consigli o
varie informazioni.

MA
:  Non vorresti realizzare un tuo sito?
P.C. :  Pensavo di farmene uno, ma dovrei trovare delle idee utili a tutti
che vadano oltre al solito curriculum con collaborazioni varie.

MA
:  Probabilmente dopo questa intervista saranno in molti  a scriverti ed a
chiederti suggerimenti Ciao Paolo, grazie della disponibilità , ti
ringraziamo a nome di tutti i tuoi fans.
P.C. :  Di nulla! Grazie a voi.

MA
:  A presto ed in bocca al lupo per il tour!
P.C. :  Crepi!

                                                   By Andrea Rigonat .

Trascrizione di  Chiara Ambrosi

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