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POINT OF INTERVIEW                                                              

Abbiamo incontrato MASSIMO VARINI 
chitarrista virtuoso nonché session man, subito dopo il sound check per il seminario-concerto alla scuola di musica SUPERSONIC STUDIO di Cervignano (UD) presieduta e diretta da Francesco Contadini.

Massimo, oltre ad essere un musicista di studio e da palco di sicura fama (vedi le sue innumerevoli collaborazioni con artisti italiani da Top Ten), ha all’attivo anni di lavoro come fonico di studio, produttore, arrangiatore, compositore, ed è un formidabile conoscitore del Web.

Abbiamo piacevolmente conversato, spaziando su tanti temi che la musica offre, e Massimi si è offerto al nostro registratore con grande dovizia di particolari.


Intervista a  MASSIMO VARINI                                            di FRANCO TRISCIUZZI

l'intervista                & 

          l'aneddoto

L'intervista

MUSICADVENTURES.COM: <<parlaci della tua strumentazione iniziale, di quella attuale, nonché della tua strumentazione "da sogno">>

Massimo:<< Ho cominciato a suonare nel 1983. Il primo ampli fu un HIWATT usato, a valvole. Allora c’era il boom del transistor e delle chitarre pulite, quindi l’ho tenuto per poco tempo perché "distorceva". L’ho venduto ma lo rimpiango. Era il modello 100 watts con due speakers da 12" Fane. All’epoca suonavo solo accordi. Prendevo lezioni dal batterista dei Nomadi, che era di Carpi, ma sapevo suonare solo accordi: lui non mi avrebbe insegnato altro, comunque. Sapendo suonare solo gli accordi dei pezzi dei Nomadi, l’Hiwatt era inadeguato. Poi ho reso alcuni pedalini per chitarra e sono passato a un combo per chitarra a mosfet della Marshall mod. Valvestate. Nel 1986, attorno alla "testata" del Marshall, levata dalla sua cassa di appartenenza, ho costruito, in legno, il mio primo "rack" artigianale, includendo anche il compressore a pedale CS3 della Boss, che tenevo sempre inserito. Il Boss lo uso tuttora.

Poi dal 1991, anno nel quale ho cominciato a fare il dimostratore per Meazzi, ho provato un po’ di tutto. Essendo curioso, ho provato a cambiare un sacco di cose per capire cosa avvenisse realmente. Poi come lavoro, ho cominciato a fare il fonico in studio e programmatore. Ho così avuto modo di poter constatare i problemi del chitarrista ed i suoi limiti da "fuori" e dal quel punto mi sono rianalizzato. Mi sono procurato il Quad Preamp, che ho adorato, poi il Mesa Boogie Triaxis, l’Ada, il Marshall JMP1 ed il Pro Gap della Rocktron, del quale facevo il dimostratore.

La mia strumentazione attuale, è di nuovo basata tutta sui pedalini. E’ dal 1995 che. Più o meno, uso solo quelli. Prima usavo pedalini che pilotavo con split box, nonché effetti a rack. Nel 1997, ho fatto la tournée più complessa, quella con Antonacci, nel corso della quale ho usato un rack da 16 unità, nel quale gestivo: Triaxis, il 1000 di Brunetti, un BBE, un equalizzatore, un compressore, un Intelliflex. Uscendo dal rack andavo in un finale stereo con due casse. Per i suoni Crunch e i solisti andavo su un finale con cassa mono, gestito comunque dall’uscita delle casse stereo. Il tutto era molto complicato.

La chitarra è sempre la mia fida Hamer. I pedali che uso ora sono, in entrata, il Boss CS3, un Boss OD2 overdrive, anche se talvolta uso un Expandora, poi vado su un MXR Microamp che mi alza un poco il volume, quindi il segnale va a Wha Wha/volume della Dunlop. Successivamente il segnale va ad un pedale V-Twin della Mesa Boogie, ma modificato da Brunetti per un suono meno blues poi entro in due pedali del volume, uno che è settato per andare da 0 a 10 e l’altro più intermedio preregolato da 5 a 10. Uscendo vado su un chorus della T.C. Electronics, per me il migliore in circolazione, e su un DD5 della Boss, quello con il tap tempo e per finire in un riverbero della Boss, sempre a pedale. Il segnale in uscita va in sul piu recente looper della Roland, ottimo perché quantizza. Suonando in trio, ho bisogno spesso di armonia e con il clic, che mando al batterista, posso creare un loop a tempo, quantizzarlo e suonarci sopra..

L’ampflicazione è una testata Brunetti a valvole con cassa Vox dotata di due speaker Celestion Alnico Blue da 12". Per ciò che riguarda la strumentazione dei sogni, mi sento già veramente a posto con questo set up, in quanto funziona bene sia live che in studio.

Potrei volere di più e prendere il System 6000 della T.C., ma è una macchina che costa tantissimo, pertanto aspetterò.

In studio uso anche un rack comprendente un Eventide H3000, un 2290 della T.C., un Lexicon PCM 70 per i reverberi, un Fireworks della T.C. per filtri particolari.

Ultimamente, visto che mi reputo un tipo tecnologico, sto usando un computer portatile Macintosh come multieffetto. Il computer usato come multieffetto, mi permette di gestire in modo ottimale i chorus e i delay. Ad esempio: immetto sulla song il tempo di 88, e tutti gli effetti sono direttamente sincronizzati su quella velocità… Pensa che invece di un rack pieno di effetti, posso gestire tutto con un computer da un’ unità e poi rientrare nell’ampli o andare nel mixer.

Come acustiche utilizzo dal vivo una Maton, chitarra australiana dalla grande sonorità, e in studio uso una Martin Herringbone D 28 e una Martin D28 jumbo. La Herringbone è la n° 15 di una edizione limitata di 19 pezzi fatti dalla Martin per festeggiare i 50 anni di Meazzi.>>

MUSICADVENTURES.COM: <<Spiegaci le tue tecniche di microfonaggio di chitarre elettriche pulite, distorte e acustiche.>>

Massimo: <<Solitamente uso un Shure SM57, di norma al centro del cono dello speaker. Sulle casse utilizzo microfonaggi multipli, il che prevede, oltre al SM57, un 451 Blackfire della Sennheiser lievemente sfasato, per prendere il bordo del cono, poi un 414, e l’ambiente viene ripreso da un AKG Tube o un C12WR a valvola. Sono un patito di microfoni, ne ho un sacco e faccio i debiti per prendere quelli che mi stuzzicano di più. Sono pieno di SM57 e SM58, ho un Neuman U47 e un Sennheiser MKH80, che è uno dei più belli che abbia mai sentito e che ha una dinamica pazzesca.

Sulle acustiche utilizzo, dipende dai casi, il 57, un 421 Sennheiser, che purtroppo non ho, il 414. Poi, a seconda della chitarra, si posiziona il microfono. La mia jumbo suona bene al diciannovesimo tasto. Poi tanto dipende dal fonico, visto che ognuno ha le sue esperienze e le sue teorie.

Con il C12WR abbiamo registrato con Nek il pezzo "Laura Non C’è" per cui ci sono molto affezionato. Va stupendamente anche per l’elettrica, anche se ci si deve tenere bassi.

MUSICADVENTURES.COM: <<Come sei entrato nel giro dei musicisti "turnisti"…>>

Massimo: <<Lavoravo in uno studio dove facevo il fonico, l’arrangiatore, il programmatore, il caffè ed anche le pulizie, visto che c’ero solo io…

Il proprietario dello studio era un produttore che lavorava per la Fonit Cetra e, nello stesso periodo avevo conosciuto Nek, con il quale avevo cominciato a lavorare. Nek lavorava per la Fonit Cetra e, di conseguenza, ho cominciato a far ascoltare al personale della label, i pezzi del mio gruppo. Era il 1992, avevo 22 anni e avevo arrangiato molti pezzi di Nek. Ovviamente per il lavoro finale sono stato affiancato da altre persone.

Ma nel frattempo ho conosciuto un altro produttore e ho cominciato a fare piccole cose qua e là, qualche "chitarrina", insomma, magari per cose mai uscite.

Poi, portarono alla Fonit Cetra la cantante Mietta con il formato Mietta e "I Ragazzi Di Via Meda". Riuscimmo ad entrare in questi "Ragazzi di Via Meda". Poi nel 1993 riuscii a farmi prendere a SanRemo come fonico, anzi dapprima come produttore del gruppo "Bambini In Bikini", poi, visto che non cantavo, sono andato in regia durante le prove.

In regia, dove stanno i tecnici ed i produttori, trovai un’amico per il quale avevo fatto le famose "chitarrine" per qualche artista minore. L’amico mi introdusse poi a Biagio Antonacci con il quale mi propose di fare il tour estivo, programmato in una ventina di date. Poi a causa del grosso successo ottenuto da Antonacci nel ’93, di date ne facemmo ottantacinque… il famoso "Liberatemi tour". Poi facemmo altre 15 date… capisci, tour importante, artista ai massimi livelli, ti cominciano a considerare bravo.

Allora mi sono guardato attorno perché di ritornare in ditta a fare il fotocompositore, mestiere con il quale ho cominciato, non mi andava proprio. Passa il treno ed hai il biglietto, meglio. Poi Bocelli, Grignani, la Bertè, tanta di quella gente. Poi sono tornato con Nek e abbiamo fatto il disco di "Laura non c’è" e "Sei grande", scrivendo con lui i pezzi. Poi Mina, Mina e Celentano. Pensa che il disco di Bocelli, in cui in realtà suonai due soli pezzi, vendette 16 milioni di copie: in assoluto uno dei miei credit più belli>>.

MUSICADVENTURES.COM: <<Parlaci di alcuni tra i tuoi chitarristi preferiti, sia del passato che attuali…>>

Massimo: <<Il primo che mi ha sconvolto è stato Keith Richards, con l’attacco di Start Me Up (accenna al riff con voce e mani n.d.a.). Nel 1984, visto che sapevo fare tutti gli accordi del libretto "Chitarristi in 24 ore", pensavo di sapere già tutto. Poi.il fulmine:

1984 dei Van Halen. Fino ad allora le uniche cose che conoscevo erano i Nomadi, I Ricchi e Poveri e i Village People. Allora dopo aver sentito tutte queste note velocissime di Van Halen, ho chiesto in giro: "Bello! Ma che roba è?" "Scale!" fu la risposta. Allora mi iscrissi all’Accademia della Musica di Modena. Poi, oltre agli Stones a Van Halen, Yngwie Malmsteen, Jake E Lee di Ozzy Osborne, Steve Vai. Ma anche Solieri, l’assolo di Alba Chiara è un masterpiece. Poi Paolo Gianollio, per nominare gli italiani, un grande. Poi Michel Landau, Steve Lukater, Carl Verheien.


L' aneddoto. 

MUSICADVENTURES.COM: <<E adesso, per chiudere, qualche gustoso aneddoto della vita on the road…>>

Massimo: <<Una volta sono letteralmente crollato giù dal palco. Stavo suonando con Antonacci nel 1997, a Sondrio, stavamo saltando avanti e indietro per fare coreografia,

quando un’asse del palco, che non era stata inchiodata, si è spostata facendo catapulta.

Io ci sono caduto dentro con una gamba e l’impatto con la sottostante impalcatura in acciaio ha provocato la rottura di un menisco e dei legamenti del ginocchio. La chitarra ha preso anch’essa un brutto colpo ma ha retto. Poi ho finito il concerto con la forza dell’adrenalina e l’aiuto del ghiaccio. Una cosa pazzesca: si fermarono tutti e c’erano 3000 persone di fronte a noi con la bocca aperta.

Poi, un'altra, sempre con Biagio Antonacci, mi successe a Gela. Avevo una di quelle chitarre con il vibrato tipo Floyd Rose, con il blocca corde alla fine del manico, sulla paletta. Finito il sound check, mi incamminai per scendere dal palco e inciampai sul cavo della chitarra e la chitarra cadde frontalmente a terra. Sbang! Dall’urto la paletta si staccò completamente ma, grazie al bloccacorde, rimase perfettamente intonata. Fortunatamente riuscii ad usarla ancora e portare a compimento ben tre serate, con la paletta attaccata con il nastro isolante… Chiamai perfino la Meazzi, importatore della Hamer per dirgli che era davvero "un chitarrone"

>>>>>>di Franco Trisciuzzi


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