MUSICADVENTURES.COM: <<parlaci della tua
strumentazione iniziale, di quella attuale, nonché della tua
strumentazione "da sogno">>
Massimo:<< Ho cominciato a suonare nel 1983. Il primo
ampli fu un HIWATT usato, a valvole. Allora c’era il boom del
transistor e delle chitarre pulite, quindi l’ho tenuto per poco tempo
perché "distorceva". L’ho venduto ma lo rimpiango. Era il
modello 100 watts con due speakers da 12" Fane. All’epoca
suonavo solo accordi. Prendevo lezioni dal batterista dei Nomadi, che era
di Carpi, ma sapevo suonare solo accordi: lui non mi avrebbe
insegnato altro, comunque. Sapendo suonare solo gli accordi dei pezzi dei Nomadi,
l’Hiwatt era inadeguato. Poi ho reso alcuni pedalini per chitarra
e sono passato a un combo per chitarra a mosfet della Marshall mod.
Valvestate. Nel 1986, attorno alla "testata" del Marshall,
levata dalla sua cassa di appartenenza, ho costruito, in legno, il mio
primo "rack" artigianale, includendo anche il compressore a
pedale CS3 della Boss, che tenevo sempre inserito. Il Boss
lo uso tuttora.
Poi dal 1991, anno nel quale ho cominciato a fare il dimostratore per Meazzi,
ho provato un po’ di tutto. Essendo curioso, ho provato a cambiare un
sacco di cose per capire cosa avvenisse realmente. Poi come lavoro, ho
cominciato a fare il fonico in studio e programmatore. Ho così avuto modo
di poter constatare i problemi del chitarrista ed i suoi limiti da
"fuori" e dal quel punto mi sono rianalizzato. Mi sono procurato
il Quad Preamp, che ho adorato, poi il Mesa Boogie Triaxis, l’Ada,
il Marshall JMP1 ed il Pro Gap della Rocktron, del quale facevo il
dimostratore.
La mia strumentazione attuale, è di nuovo basata tutta sui pedalini. E’
dal 1995 che. Più o meno, uso solo quelli. Prima usavo pedalini che
pilotavo con split box, nonché effetti a rack. Nel 1997, ho fatto la
tournée più complessa, quella con Antonacci, nel corso della quale ho
usato un rack da 16 unità, nel quale gestivo: Triaxis, il 1000 di
Brunetti, un BBE, un equalizzatore, un compressore, un Intelliflex.
Uscendo dal rack andavo in un finale stereo con due casse. Per i suoni Crunch
e i solisti andavo su un finale con cassa mono, gestito
comunque dall’uscita delle casse stereo. Il tutto era molto complicato.
La chitarra è sempre la mia fida Hamer. I pedali che uso ora
sono, in entrata, il Boss CS3, un Boss OD2 overdrive, anche se
talvolta uso un Expandora, poi vado su un MXR Microamp che
mi alza un poco il volume, quindi il segnale va a Wha Wha/volume
della Dunlop. Successivamente il segnale va ad un pedale V-Twin
della Mesa Boogie, ma modificato da Brunetti per un suono meno
blues poi entro in due pedali del volume, uno che è settato per andare da
0 a 10 e l’altro più intermedio preregolato da 5 a 10. Uscendo vado su
un chorus della T.C. Electronics, per me il migliore in
circolazione, e su un DD5 della Boss, quello con il tap tempo e per
finire in un riverbero della Boss, sempre a pedale. Il segnale in
uscita va in sul piu recente looper della Roland, ottimo perché
quantizza. Suonando in trio, ho bisogno spesso di armonia e con il clic,
che mando al batterista, posso creare un loop a tempo, quantizzarlo e
suonarci sopra..
L’ampflicazione è una testata Brunetti a valvole con cassa
Vox dotata di due speaker Celestion Alnico Blue da 12". Per
ciò che riguarda la strumentazione dei sogni, mi sento già veramente a
posto con questo set up, in quanto funziona bene sia live che in studio.
Potrei volere di più e prendere il System 6000 della T.C., ma
è una macchina che costa tantissimo, pertanto aspetterò.
In studio uso anche un rack comprendente un Eventide H3000, un 2290
della T.C., un Lexicon PCM 70 per i reverberi, un Fireworks della
T.C. per filtri particolari.
Ultimamente, visto che mi reputo un tipo tecnologico, sto usando un
computer portatile Macintosh come multieffetto. Il computer
usato come multieffetto, mi permette di gestire in modo ottimale i chorus
e i delay. Ad esempio: immetto sulla song il tempo di 88, e tutti
gli effetti sono direttamente sincronizzati su quella velocità… Pensa
che invece di un rack pieno di effetti, posso gestire tutto con un
computer da un’ unità e poi rientrare nell’ampli o andare nel mixer.
Come acustiche utilizzo dal vivo una Maton, chitarra australiana
dalla grande sonorità, e in studio uso una Martin Herringbone D 28 e
una Martin D28 jumbo. La Herringbone è la n° 15 di una
edizione limitata di 19 pezzi fatti dalla Martin per festeggiare i 50 anni
di Meazzi.>>
MUSICADVENTURES.COM: <<Spiegaci le tue tecniche di microfonaggio
di chitarre elettriche pulite, distorte e acustiche.>>
Massimo: <<Solitamente uso un Shure SM57, di norma
al centro del cono dello speaker. Sulle casse utilizzo microfonaggi
multipli, il che prevede, oltre al SM57, un 451 Blackfire della
Sennheiser lievemente sfasato, per prendere il bordo del cono, poi un 414,
e l’ambiente viene ripreso da un AKG Tube o un C12WR a valvola.
Sono un patito di microfoni, ne ho un sacco e faccio i debiti per prendere
quelli che mi stuzzicano di più. Sono pieno di SM57 e SM58, ho un Neuman
U47 e un Sennheiser MKH80, che è uno dei più belli che abbia
mai sentito e che ha una dinamica pazzesca.
Sulle acustiche utilizzo, dipende dai casi, il 57, un 421
Sennheiser, che purtroppo non ho, il 414. Poi, a seconda della
chitarra, si posiziona il microfono. La mia jumbo suona bene al
diciannovesimo tasto. Poi tanto dipende dal fonico, visto che ognuno ha le
sue esperienze e le sue teorie.
Con il C12WR abbiamo registrato con Nek il pezzo "Laura
Non C’è" per cui ci sono molto affezionato. Va stupendamente
anche per l’elettrica, anche se ci si deve tenere bassi.
MUSICADVENTURES.COM: <<Come sei entrato nel giro dei musicisti
"turnisti"…>>
Massimo: <<Lavoravo in uno studio dove facevo il fonico, l’arrangiatore,
il programmatore, il caffè ed anche le pulizie, visto che c’ero solo io…
Il proprietario dello studio era un produttore che lavorava per la Fonit
Cetra e, nello stesso periodo avevo conosciuto Nek, con il
quale avevo cominciato a lavorare. Nek lavorava per la Fonit Cetra e,
di conseguenza, ho cominciato a far ascoltare al personale della label, i
pezzi del mio gruppo. Era il 1992, avevo 22 anni e avevo arrangiato molti
pezzi di Nek. Ovviamente per il lavoro finale sono stato affiancato da
altre persone.
Ma nel frattempo ho conosciuto un altro produttore e ho cominciato a
fare piccole cose qua e là, qualche "chitarrina", insomma,
magari per cose mai uscite.
Poi, portarono alla Fonit Cetra la cantante Mietta con il
formato Mietta e "I Ragazzi Di Via Meda". Riuscimmo ad entrare
in questi "Ragazzi di Via Meda". Poi nel 1993 riuscii a
farmi prendere a SanRemo come fonico, anzi dapprima come produttore
del gruppo "Bambini In Bikini", poi, visto che non
cantavo, sono andato in regia durante le prove.
In regia, dove stanno i tecnici ed i produttori, trovai un’amico per
il quale avevo fatto le famose "chitarrine" per qualche artista
minore. L’amico mi introdusse poi a Biagio Antonacci con il quale
mi propose di fare il tour estivo, programmato in una ventina di date. Poi
a causa del grosso successo ottenuto da Antonacci nel ’93, di
date ne facemmo ottantacinque… il famoso "Liberatemi tour".
Poi facemmo altre 15 date… capisci, tour importante, artista ai
massimi livelli, ti cominciano a considerare bravo.
Allora mi sono guardato attorno perché di ritornare in ditta a fare il
fotocompositore, mestiere con il quale ho cominciato, non mi andava
proprio. Passa il treno ed hai il biglietto, meglio. Poi Bocelli,
Grignani, la Bertè, tanta di quella gente. Poi sono tornato con Nek e
abbiamo fatto il disco di "Laura non c’è" e "Sei
grande", scrivendo con lui i pezzi. Poi Mina, Mina e Celentano.
Pensa che il disco di Bocelli, in cui in realtà suonai due soli
pezzi, vendette 16 milioni di copie: in assoluto uno dei miei
credit più belli>>.
MUSICADVENTURES.COM: <<Parlaci di alcuni tra i tuoi chitarristi
preferiti, sia del passato che attuali…>>
Massimo: <<Il primo che mi ha sconvolto è stato Keith
Richards, con l’attacco di Start Me Up (accenna al riff con
voce e mani n.d.a.). Nel 1984, visto che sapevo fare tutti gli accordi del
libretto "Chitarristi in 24 ore", pensavo di sapere già tutto.
Poi.il fulmine:
1984 dei Van Halen. Fino ad allora le uniche cose che conoscevo
erano i Nomadi, I Ricchi e Poveri e i Village People. Allora
dopo aver sentito tutte queste note velocissime di Van Halen, ho
chiesto in giro: "Bello! Ma che roba è?" "Scale!" fu
la risposta. Allora mi iscrissi all’Accademia della Musica di Modena.
Poi, oltre agli Stones a Van Halen, Yngwie Malmsteen, Jake E Lee
di Ozzy Osborne, Steve Vai. Ma anche Solieri, l’assolo di Alba
Chiara è un masterpiece. Poi Paolo Gianollio, per nominare gli
italiani, un grande. Poi Michel Landau, Steve Lukater, Carl
Verheien.