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POINT OF INTERVIEW                                        vai all'home page di Point Of Interview

MACI FORZA                                             

Compositore e contrabbassista, Massimiliano Forza è nato a Trieste nel 1966. Ha studiato musica e si è diplomato presso il Conservatorio Tartini di Trieste con C. Bortolamai e successivamente, ha studiato con O.Badilà e N. De Groot. Ha collaborato con orchestre sinfoniche e da camera. Nell’ambito della musica contemporanea si è esibito come solista al contrabbasso in importanti festival e rassegne. Ha composto musiche originali per teatro, radio e per delle produzioni multimediali, collaborando tra gli altri con i registi: G. Albertazzi, G. Emiliani, G. Cobelli, O. Crispino, E. Protti, A. Marunuzzi, F. Macedonio, L.Cepak. Nel 1998, ha realizzato un cd di musiche di scena intitolato "Anemos". Attraverso il "Movimento Bambino", è impegnato a diffondere, incrementare e sviluppare la Cultura dell'Infanzia. Vive e lavora tra Roma e Trieste.

L'intervista a MACI FORZA                                      di Gisqo

1. Ciao Maci proviamo a partire più o meno dall’inizio, c’è voglia di musica…perché? In che modo le radici, la   città di Trieste, ti hanno influenzato nella scelta della musica come mezzo di espressione artistica?

La musica mi ha salvato. sembra un'affermazione estrema ma non lo è affatto. Per alcune persone, cioè quelle particolarmente viatali, esuberanti, sopravvivere dove regole e divieti sono la regola non è facile. L'arte sublima la realtà rendendola più vivibile, la musica per me è stato questo: ha reso possibile l'impossibile e quindi mi ha salvato. La musica e i musicisti mi hanno fatto da rifugio, famiglia, da casa.

2. Parliamo dell’avvicinamento al contrabbasso, mi è capitato di leggere un passaggio in cui lo definivi come una persona…chi suona meglio, tu o lui?   

Il .contrabbasso  è stato il mio accompagnatore, il mio compagno di viaggio. Mi ha fatto da cicerone in mezzo a realtà a me sconosciute, mi ha portato a Roma, Milano, Madrid. Insieme a lui ho incontrato il mondo e le persone. Quanto al suono, lui non ti regala nulla e suonarlo bene vuol dire domarlo ma anche trattarlo bene, onorarlo. Spero di esserci riuscito, almeno in parte.                                                                                                        

3. Quando inizi ad avvertire che la musica ti sta "salvando" ? Altrimenti che sarebbe successo?

Molti della mia generazione sono finiti male. Siamo stati i figli dei figli della rivoluzione. Agiatezza e libertà, rottura degli schemi e fine dei tabù. Ci sembrava tutto possibile e allo stesso tempo nulla era importante. Credere in qualcosa era assai difficile, farlo, agirlo, un'impresa. Se non me ne fossi andato via, sarei stato schiacciato dal nulla, dalle limitazioni, da ciò che non mi era stato insegnato. Lungo la starda ho incontrato molti maestri che mi hanno formato e che sempre ringrazierò. Alla mia generazione piacevano i vizi, la bella vita. Che la droga facesse male, non ci pensavano poi molto.

4. In che maniera vivi la tua spiritualità e in che modo questa influenza le tue melodie? 

Io credo nel suono, nell'anima delle cose e del mondo. La cosa che mi permette di vivere l'incertezza e la precarietà della mia vita - anche nel lavoro, cretivo e quindi incerto - è la speranza, la solidarietà. La speranza è la vera forza. Rende stabile l'insatabile e rende certa l'incertezza. Credo sia un grande valore all'interno del quale troviamo tutto: amicizia, fede, positività,incanto, cambiamento. Si, quando sono felice vuol dire che in me c'è molta speranza.

5. Come vivi il rapporto business-arte?

Sono due cose scisse. Vorrei non pensare al business ma non posso permettermelo. Forse è anche meglio, così, racconto al mondo qualcosa, imparo ad essere più generoso. Quando creo non penso alla promozione o ai vari contatti. Mi calo in un altro mondo e mi lascio andare, come in  uno stato di grazia. Invece, quando mi propongo, quando faccio le pubbliche relazioni e mi promuovo, scende in campo un altra parte, pregmatica e attenta, lucida. Ma in ogni caso cerco sempre la strada del sentire: faccio solo ciò che sento. Non so fare altrimenti.

6. Pensi dunque che ci possa essere un equilibrio che porti a valutare la qualità per quello che è, in perfetto matrimonio con lo showbuis?

Forse la chiave è essere consapevoli dei diversi modi di comunicare. Dare importanza alle buone alleanze, alle persone fidate sulle quali puoi sempre contare. Una catena umana di solidale-professionalità. Il collante di tutto è l'umanità che ognuno di noi porta dentro di sè, che poi diventa patrimonio di tutti. Gli artisti faticano molto a vendersi, a trattare i loro compensi. Ma succede in tutti i settori.

7. Quando ti sei accorto che la musica non bastava più ed hai iniziato a scrivere? 

Non mi sono mai sentito solo un musicista. MI sono sempre considerato un creativo. Per cui, creare è sempre stata una costante nella mia vita. Che si tratti di musica, parole o pittura, poco cambia: è sempre comunicazione. La migliore perchè quella più vera, cioè quella dell'anima.

8. "Antifurti Psicologici" è il titolo del libro che hai scritto; descrivici brevemente che interesse, secondo te, potrebbe avere "l’uomo comune" nel leggere il tuo libro e cosa potrebbe imparare da questo… 

Forse il messaggio è " chi li cososce li evita". Una serie di Antifurti psicologici, estremi e crudeli al limite del paradosso per poi arrivare, forse, all'emozione. A concedersi, se pur faticosamente, ad "un codice per amare" che chiude il libro che avverte ma non salva.

9. Quanta musica c’è nel tuo libro? 

Ci sono tante prove, chitarristi e pianisti che suonano ma non approdano a nulla. Non falliscono ma neppure ce la fanno a sfondare. Cercano di sfuggire alla precarietà dell'essere musicisti, ai pochi soldi, alla disciplina severa. Sono così, come tanti, vittime inconsapevoli di antifurti psicologici difficili da debellare. Ovviamente, nei personaggi c'è molto di me, ma poi, una volta liberati nella fantasia, cioè nel foglio, prendono le sembianze del mondo, di tutti noi. é una strana alchimia che si capisce solo quando le parole vengono stampate sulle pagine del libro. Paradossalmente il libro rende liberi i personaggi, salvando anche quelli più crudeli.

10. E adesso? Aspetti i frutti o continui? Un po’ di pausa ci vuole ogni tanto…no?

Ora spero che ci siano delle risposte a questa mia prima opera, che si creino i presupposti per una seconda possibilità. Spero che il mio editore continui a crederci e soprattutto spero di continuare a sognare e quindi a creare. Non aspetto nulla, non so farlo. Questo è un periodo dove interviste e incontri sono indispensabili per la vita del libro, per divulgarlo. Poi, ci sarà ancora del tempo per me, per pensare e scrivere: è questo che amo sopra ad ogni cosa.

Grazie per essere stato con noi; se puoi raccontaci un aneddoto divertente della tua carriera musicale!

Ho iniziato a studiare  il contrabbasso per caso e non per passione: francamente avrei studiato uno strumento più comodo ma ho sbagliato il giorno dell'esame. Sono andato al mare con gli amici quando al Conservatorio esaminavano gli allievi delle classi di violino, flauto e clarinetto. Così, il giorno dopo, c'era come ultima possibilità lui, il contrabbasso. Non ho avuto scelta. L'alternativa era una figuraccia con la mia famiglia dopo aver sostenuto una vera guerra per poter studiare musica.


IL LIBRO                                                                                  

Massimiliano Forza
Antifurti psicologici
Storie di ordinaria perfidia e sottili violenze
pp. 160 - L. 24.000 (Euro12,39)

Un musicista si pone il paradossale compito di scoraggiare chiunque tenti di accostarsi alla musica, convincendolo ad accontentarsi di un mondo di piccole sicurezze “dove il suono, cioè l’anima, diventa al massimo un ricordo”. Un uomo che vive barricato dietro le sue difese, evitando qualsiasi contatto, perennemente “in guardia”. L’invenzione di un codice per amare, che liberi gli uomini dalle paure e renda tutto possibile. Sullo sfondo di una città magica come Trieste, si svolge una storia inquietante dalle atmosfere rarefatte, “un libro originale, divertente, coraggioso, nuovo”. Eppure antico come il mondo, “anzi come metà del mondo”: “la metà che pensa male, la metà ammalata dell’essere umano, la metà misantropa e misogina, crudele e distruttiva, minacciosa e imbelle”.

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MACI FORZA


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