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1. Ciao Maci proviamo a partire più o meno
dall’inizio, c’è voglia di musica…perché? In che modo le
radici, la città di Trieste, ti hanno influenzato nella
scelta della musica come mezzo di espressione artistica?
La musica mi ha salvato. sembra un'affermazione
estrema ma non lo è affatto. Per alcune persone, cioè quelle
particolarmente viatali, esuberanti, sopravvivere dove regole e divieti
sono la regola non è facile. L'arte sublima la realtà rendendola più
vivibile, la musica per me è stato questo: ha reso possibile
l'impossibile e quindi mi ha salvato. La musica e i musicisti mi hanno
fatto da rifugio, famiglia, da casa.
2. Parliamo dell’avvicinamento al contrabbasso,
mi è capitato di leggere un passaggio in cui lo definivi come una
persona…chi suona meglio, tu o lui?
Il .contrabbasso è stato il mio
accompagnatore, il mio compagno di viaggio. Mi ha fatto da cicerone in
mezzo a realtà a me sconosciute, mi ha portato a Roma, Milano, Madrid.
Insieme a lui ho incontrato il mondo e le persone. Quanto al suono, lui
non ti regala nulla e suonarlo bene vuol dire domarlo ma anche
trattarlo bene, onorarlo. Spero di esserci riuscito, almeno in
parte.
3. Quando inizi ad avvertire che la musica ti sta
"salvando" ? Altrimenti che sarebbe successo?
Molti della mia generazione sono finiti male. Siamo
stati i figli dei figli della rivoluzione. Agiatezza e libertà,
rottura degli schemi e fine dei tabù. Ci sembrava tutto possibile e
allo stesso tempo nulla era importante. Credere in qualcosa era assai
difficile, farlo, agirlo, un'impresa. Se non me ne fossi andato via,
sarei stato schiacciato dal nulla, dalle limitazioni, da ciò che non
mi era stato insegnato. Lungo la starda ho incontrato molti maestri che
mi hanno formato e che sempre ringrazierò. Alla mia generazione
piacevano i vizi, la bella vita. Che la droga facesse male, non ci
pensavano poi molto.
4. In che maniera vivi la tua spiritualità e in che
modo questa influenza le tue melodie?
Io credo nel suono, nell'anima delle cose e del
mondo. La cosa che mi permette di vivere l'incertezza e la precarietà
della mia vita - anche nel lavoro, cretivo e quindi incerto - è la
speranza, la solidarietà. La speranza è la vera forza. Rende stabile
l'insatabile e rende certa l'incertezza. Credo sia un grande valore
all'interno del quale troviamo tutto: amicizia, fede, positività,incanto,
cambiamento. Si, quando sono felice vuol dire che in me c'è molta
speranza.
5. Come vivi il rapporto business-arte?
Sono due cose scisse. Vorrei non pensare al business
ma non posso permettermelo. Forse è anche meglio, così, racconto al
mondo qualcosa, imparo ad essere più generoso. Quando creo non
penso alla promozione o ai vari contatti. Mi calo in un altro mondo e
mi lascio andare, come in uno stato di grazia. Invece, quando mi
propongo, quando faccio le pubbliche relazioni e mi promuovo, scende in
campo un altra parte, pregmatica e attenta, lucida. Ma in ogni caso
cerco sempre la strada del sentire: faccio solo ciò che sento. Non so
fare altrimenti.
6. Pensi dunque che ci possa essere un equilibrio che
porti a valutare la qualità per quello che è, in perfetto matrimonio
con lo showbuis?
Forse la chiave è essere consapevoli dei diversi
modi di comunicare. Dare importanza alle buone alleanze, alle persone
fidate sulle quali puoi sempre contare. Una catena umana di
solidale-professionalità. Il collante di tutto è l'umanità che
ognuno di noi porta dentro di sè, che poi diventa patrimonio di
tutti. Gli artisti faticano molto a vendersi, a trattare i loro
compensi. Ma succede in tutti i settori.
7. Quando ti sei accorto che la musica non bastava più
ed hai iniziato a scrivere?
Non mi sono mai sentito solo un musicista. MI sono
sempre considerato un creativo. Per cui, creare è sempre stata una
costante nella mia vita. Che si tratti di musica, parole o pittura,
poco cambia: è sempre comunicazione. La migliore perchè quella più
vera, cioè quella dell'anima.
8. "Antifurti Psicologici" è il titolo del
libro che hai scritto; descrivici brevemente che interesse, secondo te,
potrebbe avere "l’uomo comune" nel leggere il tuo libro e
cosa potrebbe imparare da questo…
Forse il messaggio è " chi li cososce li
evita". Una serie di Antifurti psicologici, estremi e crudeli al
limite del paradosso per poi arrivare, forse, all'emozione. A
concedersi, se pur faticosamente, ad "un codice per amare"
che chiude il libro che avverte ma non salva.
9. Quanta musica c’è nel tuo libro?
Ci sono tante prove, chitarristi e pianisti che
suonano ma non approdano a nulla. Non falliscono ma neppure ce la fanno
a sfondare. Cercano di sfuggire alla precarietà dell'essere musicisti,
ai pochi soldi, alla disciplina severa. Sono così, come tanti, vittime
inconsapevoli di antifurti psicologici difficili da debellare.
Ovviamente, nei personaggi c'è molto di me, ma poi, una volta liberati
nella fantasia, cioè nel foglio, prendono le sembianze del mondo, di
tutti noi. é una strana alchimia che si capisce solo quando le parole
vengono stampate sulle pagine del libro. Paradossalmente il libro rende
liberi i personaggi, salvando anche quelli più crudeli.
10. E adesso? Aspetti i frutti o continui? Un po’
di pausa ci vuole ogni tanto…no?
Ora spero che ci siano delle risposte a questa mia
prima opera, che si creino i presupposti per una seconda possibilità.
Spero che il mio editore continui a crederci e soprattutto spero di
continuare a sognare e quindi a creare. Non aspetto nulla, non so
farlo. Questo è un periodo dove interviste e incontri sono
indispensabili per la vita del libro, per divulgarlo. Poi, ci sarà
ancora del tempo per me, per pensare e scrivere: è questo che amo
sopra ad ogni cosa.
Grazie per essere stato con noi; se puoi
raccontaci un aneddoto divertente della tua carriera musicale!
Ho iniziato a studiare il contrabbasso per caso
e non per passione: francamente avrei studiato uno strumento più
comodo ma ho sbagliato il giorno dell'esame. Sono andato al mare con
gli amici quando al Conservatorio esaminavano gli allievi delle classi
di violino, flauto e clarinetto. Così, il giorno dopo, c'era come
ultima possibilità lui, il contrabbasso. Non ho avuto scelta.
L'alternativa era una figuraccia con la mia famiglia dopo aver
sostenuto una vera guerra per poter studiare musica.
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