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Point of
Interview incontra Anna Garano e
Massimiliano Forza. Una chitarrista di flamenco lei, un suonatore di
contrabbasso lui. Ma sono entrambi anche sensibilissimi compositori. E
lui alla musica alterna la scrittura di storie che provano a raccontare
quella sua generazione, quella così poco collocabile e sentimentalmente
instabile. Il loro percorso artistico passa attraverso il Teatro di
Prosa e le musiche di
Scena, ma anche per il Conservatorio di Musica G. Tartini di Trieste che
entrambi frequentano negli stessi anni. È proprio in quelle aule dal
sapore decadente che Massimiliano e Anna si incontrano per la prima
volta. Lui sente parlare di lei, di quella chitarrista dall'aria così
scura ma dagli occhi intensi e misteriosi. Lei diffida di lui, di quel
contrabbassista un po' gaglioffo che guarda sempre altrove e che non
sembra accontentarsi delle frequenze basse che quel suo strumento così
ingombrante produce. No, lui è uno che guarda dietro, che cerca in
profondità, dentro, che delle cose vuol vedere l'ombra. Esattamente come
lei. Ed è proprio l'ombra, la Sombra, che molti anni dopo li fa
incontrare in un progetto comune. Tante prove e poi dei concerti, un cd.
Qualcosa accomuna in maniera del tutto singolare il loro modo di fare
musica. Le loro composizioni s'assomigliano. Il loro approccio alle
sette note sembra rifarsi ad una matrice comune. Un linguaggio scuro,
dolente, introspettivo. Amaro. Sombra è un cd che sa di Spagna,
di Flamenco. Ma non si tratta soltanto di uno sguardo al mondo Iberico.
No. Sombra è un mix di mondi che si rivelano in atmosfere
melanconiche che, una traccia dietro l'altra, seguono una trama - non
certo semplice da decifrare - ma che sa essere sempre fedele all'idea di
base del cd: l'ombra.
Anna Garano
è nata a Udine da madre triestina e padre siciliano. Si è diplomata in
chitarra al Conservatorio Tartini di Trieste dove ha studiato con Bruno
Tonazzi e Pierluigi Corona. La sua prima attività concertistica avviene
nell’ambito della musica classica, in formazioni da camera quali il duo
chitarristico, il duo flauto-chitarra, il trio flauto-viola-chitarra.
Nel 1991, dopo aver conseguito la Laurea in Storia della Musica, si reca
in Spagna per studiare la chitarra flamenca; uno studio che proseguirà
per diversi anni sotto la guida di maestri quali Paco Serrano, Manolo
Franco, Antonio Heredia, Emilio Maya, José Luis Balao e in particolare
Paco Peña. E’ infatti allo scopo di seguire il suo insegnamento che si
trasferisce in Olanda e frequenta il corso di chitarra flamenca tenuto
da Paco Peña al Conservatorio di Rotterdam. In Olanda inizia a suonare
la propria musica in ensemble di stampo world music, collaborando con
musicisti di varia estrazione. Nel 1998 fonda il gruppo “Por los Caminos
Flamencos” (attualmente ne fanno parte la bailaora Elisa Nardini, il
violinista Tony Cozina, il percussionista Blaz Celarec, e il palmero
Paco “el Pulga”), con cui ha tenuto numerosi concerti in Italia e
all’estero. Anna Garano si esibisce anche come solista e ha inciso per
la Rai e per Radio Capodistria, due emittenti radiofoniche per le quali
ha realizzato numerosi programmi a carattere musicale nel decennio
1992-2002. Al Flamenco ha dedicato un saggio di analisi musicale
contenuto nel volume “Nell’Aria della sera” a cura di Carlo De
Incontrera (ed. Teatro di Monfalcone)..
Forza
Massimiliano è nato a Trieste nel 1966. Si è diplomato in
contrabbasso con Claudio Bortolamai per poi studiare con Ovidiu Badilà e
Niek de Groot. Ha collaborato con importanti orchestre sinfoniche e da
camera prendendo parte a tournée,
registrazioni discografiche e televisive. Nell'ambito della
musica contemporanea ha tenuto numerosi concerti come solista. Ha
composto musiche per i più importanti Teatri italiani sotto la
scrupolosa direzione di registi quali Giancarlo Cobelli, Giorgio
Albertazzi, Giuseppe Emiliani, Francesco Macedonio, Orietta Crispino,
Alessandro Marinuzzi, Enrico Protti, Giuseppe Pambieri. Ha collaborato
per diversi anni con Rai due nel programma di Michele Guardì "I Fatti
Vostri". Per la Rai ha composto musiche originali per programmi
radiofonici, documentari e originali televisivi.
Ha scritto e diretto il
cortometraggio L'ostaggio
(Superstudio, 2002). Antifurti Psicologici (Piemme,
2001) è stato finalista al premio Chiara nell'edizione 2001; Verso
Dove (Fernandel, 2003);. Ha vissuto per molti anni a tra Trieste e
Roma. Attualmente vive a Londra.
Una
domanda a testa per conoscerli un po' più da vicino.
Anna,
quali sono i musicisti che hanno segnato il tuo modo di fare musica e
cosa ti hanno lasciato?
Difficile
a dirsi. Immagino che tutta la musica che ho ascoltato o suonato abbia
una qualche influenza nel mio modo di concepire la musica, forse, ahimè,
anche i valzerini di Carulli… Posso individuare quelle musiche che in
periodi diversi mi hanno attratto in modo particolare e totale, cioè la
musica indiana, il tango argentino, il jazz, il flamenco, la musica
classica contemporanea… Ma poi il filtro è sempre lei, la chitarra, con
le sue peculiarità e i suoi limiti. Sono una fan di Paco de Lucia ma
anche di Arturo Benedetti Michelangeli
Massimiliano, com'è nato questo
cd?
Quando si prova per tanto tempo e si
percepisce che i risultati sono soddisfacenti, nasce naturalmente il
desiderio di fissare in modo stabile quei suoni. Almeno così si ha
l'illusione che qualcosa resti del tanto lavoro svolto. Tecnicamente non
è stato molto difficile, no, soprattutto grazie a Roberto Sopracasa che
si è preso la briga di produrlo seguendo con molta attenzione le varie
fasi del progetto, sia tecnicamente che artisticamente. Immagino che per
un produttore non sia facile lavorare su un prodotto che non ha pretese
commerciali di alcun tipo. Ma lui ha voluto crederci comunque e ci ha
dato quest'opportunità.
Anna, quali sono stati gli
ostacoli che ha incontrato la produzione di questo cd?
Mah… l’ostacolo più grande è sempre
l’Ignavia, …la mia intendo! Finché si tratta di suonare mi pare di dare
il massimo dal punto di vista dell’impegno, ma per tutte le altre
faccende di carattere pratico-burocratico - vedi per esempio fare una
telefonata o mandare una e.mail - sono pessima. Inoltre ho una certa
difficoltà nel prendere decisioni definitive, rimanderei in eterno il
momento di fissare un lavoro. Diciamolo: se non era per Maci questo cd
non si faceva!
Massimiliano, musica e scrittura
vanno sempre d'accordo?
Sì, molto. Per me sono due cose ben distinte,
anche se l'impegno che entrambe reclamano è lo stesso. La pagina bianca,
il pentagramma vuoto o pieno di note, richiedono la stessa attenzione,
cioè rigore, metodo e davvero molto, molto tempo. Non c'è nulla di
naturale in tutto questo. Perciò bisogna essere abili e attenti
osservatori del proprio lavoro, sempre pronti a togliere, senza pietà.
Quando scrivo, la musica al massimo l'ascolto. E quando suono o
compongo, percepisco al massimo qualche parola tra i miei pensieri. Il
punto di contatto è il comunicare efficacemente qualcosa, senza troppa
enfasi, senza farsi prendere troppo dal piacere dell'azione in sé.
Quando le parole raccontano altro da ciò che dicono e le note evocano
immagini e ti fanno smarrire per un po' nel tempo, allora vuol dire che
la strada è quella giusta, che si è fatto un buon lavoro.
Anna, cosa rappresenta per te
questo lavoro e dove credi ti condurrà? Vi condurrà? (A patto che esista
un ipotetico punto d'arrivo che non rappresenti soltanto la fine, sì,
insomma…)
Mah.. Il disco per me è già una
specie di reliquia, nel senso che ora sono già presa da nuove musiche e
progetti , ma naturalmente mi auguro di poterlo far conoscere il più
possibile, anche attraverso l’esecuzione in concerto. Tra l’altro,
l’atmosfera che si crea in sala quando suoniamo questi brani è davvero
speciale: è come se il pubblico assistesse a un rito.
Massimiliano, c'è una canzone che
ha segnato la tua vita?
Sì, e senz'alcun dubbio è "Just the
way you are" di B. Joel. La prima volta che l'ho sentita sono rimasto
basito. Avevo dodici anni. Poi, in tantissimi altri momenti per me
importanti l'ho ritrovata, fedele compagna di viaggio, sia nella
versione originale che in altre interpretazioni. Joel la canta in
maniera davvero intensa, come possono fare soltanto gli autori che, al
di là delle loro potenzialità vocali, ci mettono dentro qualcosa di più
che possiedono soltanto loro. L'anima: l'ombra. Oltre all'originale mi
sono sempre piaciute di più le interpretazioni femminili, Diana Krall in
testa.
Anna, se ti trovassi nella
condizione estrema di dover mettere in salvo almeno una musica o un
compositore, cosa e chi metteresti sull'ipotetica arca?
Salverei il raga "Kirwani", un raga
della notte che amo particolarmente, possibilmente quello interpretato
da Shivkumar Sharma. La musica indiana ha più di 3000 anni, e penso che
può resistere ancora per qualche millennio. Ma salverei anche "L’arte
della fuga" di Bach: credo di poterla ascoltare all’infinito e
continuare a stupirmi.
Raccontateci un aneddoto particolare accaduto
in studio durante la registrazione…
Anna:
Mi viene in mente innanzitutto il fatto che si è creata un’atmosfera
estremamente propizia all’esecuzione di questa musica "emozionalmente
impegnativa". Abbiamo inciso di notte e Roberto ha spento le luci e ci
ha acceso una candela. Inoltre c’è un brano del cd (la traccia numero
cinque) che io non volevo incidere, per il semplice fatto che non lo
avevo terminato. Maci ha insistito ostinatamente affinché lo facessimo
lo stesso, e io ho dovuto improvvisare tutta la parte centrale.
L’abbiamo eseguito una volta sola, e, nonostante alcune mie esitazioni,
è forse il pezzo del disco che mi piace di più. Poi, per quanto riguarda
la fase di missaggio, devo dire che Maci e Roberto hanno dovuto gestire
e contenere sia i miei eccessi di entusiasmo che le mie tendenze
disfattiste.
Massimiliano:
Essendo io stesso estremamente nevrotico, pieno zeppo di
manie, fobie e ossessioni, possiedo una certa facilità nel rapportarmi
con persone che soffrono dei miei stessi mali. Che a cambiare siano le
motivazioni poco importa: la barca - in senso titanico - è la stessa.
Per non avere troppi problemi la regola base è evitare il più possibile
di entrare in dinamica con l'altro, cioè con il malato. Sì, perché il
nevrotico è perennemente alla ricerca di reazioni da parte dell'altro,
ne ha un tirannico bisogno. E lo fa con ogni mezzo, il povero malato,
anche mettendo a repentaglio mesi di duro lavoro o cose ormai divenute
certe. E così, in studio di registrazione, per portare a casa il cd, ho
dovuto prendere parte attivamente a quelle tante manie, fobie e
ossessioni, che Anna cercava di offrirmi attraverso una lunga serie di
richieste esasperanti, quelle che nella pratica non potevano essere
esaudite in nessun modo, almeno non lì e con gli strumenti che avevamo a
disposizione. Ma era tutto a buon rendere: cioè reazioni apparentemente
fastidiose, provocatorie, ma in fondo utilissime per il risultato
finale. Intendo dire che è proprio l'esasperazione di ciò che si ha
dentro - e mi riferisco a quelle tante emozioni che un musicista cela
dentro di sé che non sempre è capace di tirare fuori - a produrre quelle
visioni che poi renderanno buona, forse ottima o magari eccellente,
l'esecuzione di un brano. Insomma, è stato bello, intenso. Forse anche
di più. Meglio di così non poteva andare. E sono sicuro che tutto questo
ci ha fatto bene dentro. E per dirla in un altro modo, e con tanta
ironia: "Chi si assomiglia si piglia". (Che non
sempre è una condizione positiva…). |