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BLUES CORNER                                                                            torna alla home page blues

BLUES A BELGRADO

Belgrado, ore 16.00 del 22.06.02, è una delle giornate più afose degli ultimi 20 anni. Il pubblico sta arrivando alla spicciolata. L’area dove sta per cominciare Voxstock, il primo festival blues di Belgrado all’aria aperta, in cima alla collina di Banovo Brdo, è in mezzo ad un boschetto, dentro i cancelli di un rinomato ristorante della zona. L’idea Voxstock nasce dalla generosa progettualità dell’associazione musicisti VOX, che si coagula attorno alla persona di Buda, responsabile del minuscolo, ma vivissimo, VOX Club in Banovo Brdo. Tra i membri onorari dell’associazione, ci sono anche Van Morrison e signora. La signora Morrison è di Belgrado ed essendo la sorella di uno del giro, ha lavorato proficuamente per lo svolgimento dell’evento. Vlada Pejak, l’instancabile organizzatore e trascinatore di tutti i migliori eventi blues della Yugoslavia, sale sul palco per dare inizio alla festa e presentare una delle punte di diamante del blues locale: i Raw Hide di Jovan Ilic. Lo spazio di riempie di musica e di piacevoli emozioni. I Raw Hide, due chitarre, armonica, contrabbasso e batteria sono dei virtuosi, ma suonano in un insieme compatto, come nella migliore tradizione del Chicago sound degli anni ‘50. Assolo torridi, voce tuonante, Jovan Ilic giganteggia in mezzo al palco e i due fratelli Stanosevic alle chitarre, lo seguono pronti a scatenare torrenti di energia durante le proprie parti soliste. Voxstock non poteva cominciare meglio.. il sole picchia duro ma qualcuno del pubblico già balla. Scesi dal palco i Raw Hide, tocca a me che sono in solitario, con chitarra acustica e voce. Il concerto va abbastanza bene e alla fine, il mio grande amico Jovan Ilic viene a darmi una mano con l’armonica. Sono ormai una dozzina d’anni che vengo a suonare da queste parti. Qui l’amicizia è una cosa seria e per me suonare qui, è pura gioia. Dopo un quarto d’ora di preparativi, il palco viene messo a dura prova dalle scosse telluriche provocate dai Fuzzbox del mitico Proja. Musicisti dotati di una preparazione tecnica invidiabile, i Fuzzbox mandano in estasi i fans presenti con bordate di ZZTop e Ac/Dc. Dopo 45 minuti di rock, l’atmosfera si è fatta torrida e l’ombra non vuole ancora fare la sua comparsa sullo spazio di Voxstock. Salgono sul palco i Point Blank, che sono una delle più longeve formazioni di Belgrado. Il loro chitarrista Dragoljub Crncevic è uno che ha girato il mondo con la chitarra in mano ed ha ancora tanto da dire e da dare. Attualmente la band si compone di musicisti giovani pieni di talento e di un indomabile leone. La loro musica è una fusione di vari stili ed il risultato è un piatto prelibato. Cnrcevic, con un cappello nero calato sul volto, fa urlare, piangere e contorcere la chitarra in modo esemplare. Groove e feeling in quantità, inondano un pubblico che si sta facendo folto ed attentissimo. I Point Blank finiscono il loro show fatto quasi esclusivamente di originali e qualcuno dal pubblico si fionda verso di loro per una vigorosa stretta di mano. Ormai l’area è pervasa di una tensione ad alto voltaggio di positività. L’estate è cominciata oggi e non potrebbe andare meglio di così. In una decina di minuti, il palco viene preparato per Mare Di Luna e la sua band. E’ difficile che la Di Luna Blues Band abbia un organico stabile, visto che a Mare piace reclutare il meglio della scena locale e, a quanto pare, questa scena è considerevolmente munita di talenti. Il risultato sono tre quarti d’ora di blues di spessore con un plus: Pera Joe all’armonica. Pera Joe è uno dei migliori armonicisti blues al mondo è ci sono nomi come Johnny Mars, Louisiana Red e Sugar Blue disposti a dichiararlo. Il pubblico sorride felice ballando, mentre cala la sera.
Sale in scena la prima band "straniera": i Second Garage di Capodistria. I loro due leader Drago Favento e Andor Farkas dono due vecchie conoscenze del blues sloveno e mancavano da Belgrado dal 1989. Una volta anche il loro stato era Yugoslavia quindi la loro presenza è importante. Il pubblico tributa loro grande affetto e loro spingono a tavoletta i pezzi migliori del loro repertorio dal sapore funk-rock e blues. I ragazzi ci tengono a fare bene e alla fine chiamano Pera Joe per un paio di pezzi. Apoteosi. Il pubblico balla che è un piacere guardarlo e alla fine un lungo applauso chiude la loro performance.
Gli ungheresi Blues Fools attaccano con uno stomp indiavolato. Spendendo due parole su di loro si può asserire che il sole nasce da est e loro sono tra i fautori della luce del blues in Europa. Perfetti, rotondi e con ritmo da vendere, i Blues Fools sono già delle stelle e 150 concerti all’anno in giro per 15 paesi europei ne è la conferma.
La voce e l’armonica di Matias Pribojlski sono sublimi.
Il pubblico ormai è parte dello show. Voxstock è una terapia collettiva per il buon umore.
Da Timisoara, Romania, ci sono tre vikinghi ed un folletto di straordinaria simpatia a tenere alto il ritmo di Voxstock. Funk-rock, hard blues, armonie vocali e potenza sono le doti di questo quartetto dal look d’altri tempi. Rivisitano il loro repertorio di covers con precisione e personalità e, quando attaccano con una tiratissima Burn dei Deep Purple, il pubblico esplode in urla e chitarre d’aria. 
La sera è ormai calata e gli amici dell’organizzazione del festival sorridono felici. Nell’area ci sono ormai più di mille persone. Ci sono emittenti televisive che richiedono interviste, fotografi che immortalano tutto (il materiale a disposizione è vario ed interessante) e motociclisti che sottolineano il loro buon umore facendo rumoreggiare i loro mezzi cromati.
Tornando verso il palco. Tocca ai Neon Kings. Formazione dotata di chitarra acustica, contrabbasso, batteria e chitarra solista i Kings sfornano rock’a’billy. La loro esibizione viene in parte guastata da un sound impreciso, cosa che non si era verificata prima. Comunque, il pubblico pensa solo a ballare e a divertirsi e ciò non viene recepito come un problema. I Kings ci danno dentro alla grande e la festa continua.
L’ultimo gruppo della serata, i Blue Family, capitanati dal contrabbassista Milan Jarakovic sono l’altra punta di diamante del blues targato Yugoslavia. Guizzanti e rapidi, innestano subito la marcia della festa e non posso stare più fermo. La gambe vanno da sole, la notte è fresca e non ho bisogno di nient’altro...

di Franco Trisciuzzi..>>


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